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CATECHESI SUL SACERDOZIO DI GESÙP. MANUEL ARANDA, MSPSPrima catechesi
(scarica in .pdf) IL SACERDOZIO DI CRISTO: SACERDOZIO MINISTERIALE- SACERDOZIO BATTESIMALE INTRODUZIONE Una volta sono andato a parlare del Sacerdozio Battesimale in un gruppo del quale facevano parte diverse persone: adulti, giovani, coppie di fidanzati e coniugi. Ho incominciato ponendo questa domanda: “Vorreste essere sacerdoti?” Tutti si guardavano attorno come per dire “Come mai questo prete fa una simile domanda a me?” . Sembrava che i giovani cercassero di nascondere il volto, come se non volessero essere visti o chiamati... non so che cosa abbiano pensato o provato, il fatto é che nessuno ha risposto di sì. Quando poi, alla fine della mia riflessione, ho rifatto la stessa domanda, tutti hanno detto un sì convinto. Parlare del sacerdozio ai laici appare un po’ strano, eppure è toccare uno degli elementi essenziali dell’identità e dell’impegno cristiano. Non si può parlare d’un battezzato senza considerare la sua partecipazione al sacerdozio di Cristo: ciò significa che ogni cristiano gioca un ruolo di mediazione nella Chiesa, nel mondo e nella società. Per questo, i presenti in quel gruppo erano alla fine riusciti a capire che per il fatto di essere battezzati partecipavano del sacerdozio di Cristo e avevano una grazia da vivere e una missione da compiere. Ma perché parlare oggi del sacerdozio? Il principale motivo è cogliere l’occasione che il Papa ci offre dedicando un “anno Sacerdotale” per ricordare il 150° anniversario della morte del Santo Curato D’Ars. Questo anno ha avuto inizio il 19 giugno 2009 - festa del Sacro Cuore di Gesù e giornata di preghiera per la santificazione del Clero. Il Papa vuole che venga considerato non solo il sacerdozio ministeriale, ma anche quello battesimale con l’obbiettivo di puntare maggiormente sulla santità dei cristiani, a partire dalla propria vocazione. Credo che questo sia uno dei segni dei tempi che dobbiamo essere capaci di cogliere, e che ci dicono molto. L’argomento del sacerdozio ci arriva ultimamente anche da diversi punti della realtà e del nostro ambiente ecclesiale. Il nostro Arcivescovo Dionigi Tettamanzi in diversi momenti ci ha invitato a riflettere su questo tema, con il desiderio di risvegliare nei laici la consapevolezza di un importante aspetto della propria identità e del proprio ruolo nella Chiesa e nella società. Nella messa Crismale del Giovedì Santo del 2008 (20 marzo 2008), durante l’omelia, il Cardinale ha parlato del “Sacerdozio comune dei fedeli” e ha invitato a riscoprire questo dono nascosto nel Tesoro della Chiesa. Con forte convinzione, ci ha esortato a seguire “l’intuizione dello Spirito che… spinge non solo a rivedere l’organizzazione pastorale in senso di comunione… ma anche a riscoprire il ruolo attivo e responsabile dei fedeli laici… Siamo chiamati – aggiunge - a un deciso salto di qualità… risalendo al Battesimo… E’ in primis la stessa parola di Dio a riportarci a questa meravigliosa riscoperta. Proprio nei testi della Messa Crismale ritorna, con particolare e voluta insistenza, il tema della consacrazione: «Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione» , dice il profeta Isaia nella prima lettura (Isaia 61,1); «Ho trovato Davide, mio servo, dice il Signore, con il mio santo olio l’ho consacrato», si canta nel salmo responsoriale (Salmo 89, 21). E ancora «consacrato con l’unzione» , scrive l’evangelista Luca, in rapporto a Gesù di Nazaret (Luca 4,18). La consacrazione di Gesù come l’unto di Dio è da lui partecipata ai suoi Apostoli. Ma la seconda lettura, tratta dall’Apocalisse, estende questa partecipazione a tutti i credenti in Cristo: lui «che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue…ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre» (Apocalisse 1,5-6).” Successivamente, nella lettera Pastorale 2009-2010 “Pietre vive” il nostro Arcivescovo ribadisce l’argomento dicendo: “E’ questa l’affascinante verità della vita cristiana che il Concilio vaticano II ci ha riproposto: “per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati per formare un tempio spirituale e un sacerdozio Santo, per offrire, mediante tutte le attività del Cristiano, spirituali sacrifici… (I Pietro 2,4-10), “Tutti quindi, i discepoli di Cristo, perseverando nella preghiera e lodando insieme Dio (Atti 2,42-47) offrano se stessi come vittima viva, santa gradevole a Dio” (Romani 12,1) Anche la spiritualità della croce, una voce presente in parrocchia da vent’anni tramite i Missionari dello Spirito Santo, ci aiuta in questa riflessione, Padre Philipon, sacerdote Dominicano, dopo aver studiato la vita e la dottrina di Conchita ci parla dell’opera che Dio ha fatto in Lei. Scrive: “…Dio porterà Conchita verso la prerogativa suprema del Cristo Crocefisso: il suo sacerdozio, che costituisce come la chiave volta della dottrina della croce… La Spiritualità della Croce ha così riscoperto e messo in gran rilievo il ‹‹Sacerdozio Regale›› del Popolo di Dio, cinquant’anni prima del Vaticano II… Questa Spiritualità porta nel più profondo di sè un carattere essenzialmente sacerdotale, e si congiunge con la vocazione più profonda del Popolo dell’Alleanza: ‹‹popolo di sacerdoti e di Re››”. Quindi, “Spiritualità della croce e sacerdozio non si possono separare, poiché la Spiritualità della croce è una Spiritualità pienamente sacerdotale; ci ricorda che Gesù sulla croce ha portato ha compimento il suo ruolo di mediazione tra Dio e L’uomo e ha portato a pienezza il suo sacerdozio e con la risurrezione ha offerto la vita nuova all’umanità” Volendo far nostra questa intuizione dello Spirito del quale ci parla il Cardinal Tettamanzi, nel nostro Progetto Pastorale Parrocchiale ci siamo proposti come obbiettivo della parrocchia: “Portare gioiosa testimonianza di Cristo risorto, Sacerdote e Vittima come comunità…” Come vedete, ci sono tante voci o tanti motivi che ci portano a riprendere questo argomento come tema della nostra riflessione. Per me, come Missionario dello Spirito santo e come pastore di questa comunità, è una bella opportunità condividere con voi la Spiritualità sacerdotale che il Signore mi ha mandato ad annunciare ed è un imperativo pastorale, affinché la comunità viva meglio il proprio Battesimo e la sua missione sacerdotale. Quindi, facendo mia l’espressione di Card. Vanhoye, che ha predicato al Papa Benedetto XVI e a tutta la Curia romana gli esercizi Spirituali sul sacerdozio di Cristo (2008), anch’io vi dico: “Il tema di questi esercizi sarà l’accoglienza della mediazione sacerdotale di Cristo nella vostra fede e nella vostra vita. Accogliamo Cristo nostro Sommo Sacerdote”… I.- IL SACERDOZIO DI CRISTO. Nell’antica Roma il pontefice era il sacerdote che si occupava del culto e, dal punto di vista rituale, del ponte sul Tevere. La parola “pontefice” significa letteralmente “colui che fa il ponte” poiché deriva dal latino pons-pontis” (ponte) e “facere” (fare). Questa precisazione ci permette di capire meglio le espressioni “Pontefice, Sommo Pontefice oppure Sommo Sacerdote”. La Lettera agli Ebrei ci presenta Cristo come il Sommo sacerdote e quindi come il ponte tra Dio e gli uomini. “Il Sommo sacerdote è stabilito in favore degli uomini per i rapporti con Dio” (5,1): queste parole ci fanno vedere che Cristo è stato stabilito come colui che è il ponte e non tanto come colui che fa il ponte. Se vogliamo individuare il momento in cui è stato istituito il sacerdozio, arriviamo al momento dell’incarnazione, è proprio il momento in cui il Figlio di Dio, oltre ad avere la natura Divina, assume anche la natura umana e il momento in cui viene stabilito il ponte tra Dio e l’uomo e l’uomo e Dio. “ Cristo non si attribuì la gloria di Sommo sacerdote, ma gliela conferì Colui che gli disse: mio Figlio sei tu, oggi ti ho generato… Tu sei sacerdote per sempre alla maniera di Melchisedek”…(Eb.5,5-6). E la risposta di Gesù, il suo atteggiamento sacerdotale di obbedienza e di fedeltà a suo Padre, si manifesta quando dice: “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito, né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, Io vengo… per fare, o Dio, la tua volontà”…(Eb. 10,5-7). Con queste parole la lettera agli Ebrei sottolinea che Cristo non è soltanto il sacerdote che offre… ma è anche la vittima che viene offerta, Egli offre se stesso a Dio. L’intera vita di Cristo manifesta il suo ruolo di ponte, di mediazione: le sue parole, i suoi miracoli, i suoi atteggiamenti, tutta la sua persona è stata indirizzata verso questo scopo, cioè offrire se stesso per la salvezza e la liberazione dell’uomo. Ricordiamo alcune delle sue espressioni: “…Il Padre mi ama: perché Io offro la mia vita…Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso…”. (Gv.10,17,18), …“Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”…(Gv.10,10). “Padre… per Loro consacro me stesso” (Gv.17,19), espressioni pienamente sacerdotali. a)Di quale sacerdozio stiamo parlando: Il Sacerdozio dell’ amore Ricorderemo che nell’Antico Testamento si parla del Sacerdote o del Sommo Sacerdote: il loro compito era entrare nel santuario per offrire sacrifici a Dio, al fine di raggiungere la purificazione del popolo, il loro ruolo era considerato come una mediazione tra Dio e gli uomini. L’accento era messo soprattutto sullo speciale rapporto del sacerdote con Dio, considerato un privilegio più che un servizio. La consacrazione sacerdotale si otteneva con un rito chiamato “riempimento della mano” (Es.28,42; 29,9) e consisteva in tre azioni: il bagno di purificazione, la vestizione e l’unzione, e infine l’offerta del sacrificio (Es.29,1-37). Il Nuovo Testamento non ci presenta Cristo come un sacerdote secondo i riti e le categorie dell’Antico Testamento, anzi non è neppure considerato sacerdote… Il Nuovo Testamento ci presenta Cristo come il sacerdote della nuova alleanza e la vera novità consiste nel vedere in Cristo sacerdote “l’uomo dell’amore e l’uomo dello Spirito santo”… Cristo stesso disse: “Lo Spirito del Signore è sopra di me: per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione…”(Lc.4,18), E’ proprio tramite lo Spirito Santo che riesce a essere il ponte e ad arrivare fino agli “ultimi”. Il N.T. dunque, ci presenta il sacerdote come la persona dell’amore e delle relazioni. Per svolgere il suo compito di mediazione non soltanto deve essere spinto dalla forza dell’affettività o della emotività, ma di quella energia forte e profonda che è lo stesso amore di Dio. b) Il luogo dell’amore è il cuore del sacerdote: un sacerdozio del Cuore Io non so se vi siete mai chiesti perché il Papa abbia iniziato l’anno sacerdotale nella festa del Sacro Cuore di Gesù e lo concluderà il giorno della stessa solennità. Il Curato D’Ars ci dice: “Il Sacerdozio è l’amore del Cuore di Gesù” “Perché il sacerdozio di Cristo si presenta partendo dalla interiorità, dalla vita e dall’amore dello stesso Cristo” (Conchita). “Il Sacerdoti sono… generati dal Padre e nati dallo Spirito Santo nel mio stesso cuore. I sacerdoti sono fibre del mio cuore, la sua essenza del mio Cuore, i suoi stessi palpiti”. (Conchita: 13 Novembre 1927. CC, Tomo 49, 341 – 343)) Quindi il sacerdozio e il cuore di Gesù hanno un profondo legame… P. Vanhoye parlando del Nuovo Testamento ci presenta un rapporto stretto del sacerdozio con il cuore, ci presenta il Cuore come il luogo della qualità sacerdotale e il luogo in cui viene fatta la consacrazione sacerdotale. Il cuore è il luogo più significativo e profondo della persona: è il luogo dei sentimenti, delle grandi decisioni, il luogo dell’incontro con se stesso, con Dio e con gli altri. E’ nel cuore che risiede l’amore e lo Spirito Santo. Parlare del cuore di una persona è parlare della parte più intima e più rappresentativa. In Cristo noi riceviamo il sacerdozio del Cuore. La consacrazione del sacerdote nel Nuovo Testamento non riguarderà soltanto le mani o un rituale esteriore, ma piuttosto una esperienza più interna ed esistenziale, cioè consisterà nella trasformazione del cuore. Questo rapporto “Sacerdozio-amore-Cuore” sarà fondamento per la nuova alleanza: verrà un sacerdozio della nuova alleanza, una alleanza nuova fatta nel cuore e sigillata dall’amore. La Bibbia ci parla di un bel rapporto tra Dio e il cuore umano, un rapporto che riguarda l’alleanza, quando Dio cerca l’uomo, cerca la sua profondità, non si ferma nelle sue opere o nei meriti che l’uomo stesso possa avere, quando Dio guarda l’uomo “guarda il cuore, non come l’uomo che guarda le apparenze” (I Sam. 16,7), e richiama quando questo cuore è lontano: “questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me” (Is.29,13) e anche fa vedere quando occorre un cambiamento radicale per ristabilire il rapporto: la nuova alleanza, scritta non più sulle pietre, ma sul cuore (Ger.31,33) che darà un cuore nuovo”… Dei mezzi per raggiungere questo cambiamento non si parla, eppure Geremia ci ricorda che la prima alleanza è stata stabilita attraverso un sacrificio, un culto e un sacerdozio. Dunque una nuova alleanza richiede un nuovo sacerdozio, un nuovo sacrificio (di cuore) e un altro sacerdozio (stabilito nel cuore); ed è proprio in Cristo che ci si presenta questo nuovo sacerdozio. Papa Benedetto, riprendendo l’espressione usata dal Curato D’Ars, aggiunge: “questa espressione evoca anche la trafittura del cuore e la corona di spine che lo avvolge” (lettera ai Preti per l’apertura del’anno sacerdotale) Per la Spiritualità della croce, il cuore e i sentimenti di Gesù sono molto importanti. Parlare del cuore è parlare del luogo e dei sentimenti sacerdotali che spinsero Gesù al dono di se stesso per la salvezza di tutti. Gesù diceva a Conchita: “Voglio che onorino più particolarmente i dolori interiori del mio cuore, che sono cominciati fin dall’incarnazione e proseguite sino alla croce e che si prolungano misticamente nel’Eucaristia…” |
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