Editoriale Marzo

Editoriale febbraio 2017

PAPA FRANCESCO A MILANO: Soltanto una visita o una opportunità di rinnovamento?

Usate bene il tempo che avete perché viviamo giorni cattivi (Efesini 5, 16). Davvero come dice un proverbio “è sapiente virtù conoscere il tempo”. Nella antichità greca c’erano diverse parole per esprimere il senso del tempo. Ad esempio cronos: che riferiva il senso quantitativo di un periodo (anno, mese, giorno, ora) e kairós: che spiegava il tempo dal punto di vista del contenuto, cioè della possibilità, dell’occasione per crescere.

Nella comprensione cristiana del tempo è assai significativo che nel Nuovo Testamento abbia maggior importanza il concetto kairós giacché la persona di Gesù e il suo Vangelo, riempiono nella pienezza il tempo; Infatti, nell’Incarnazione del Figlio di Dio ha avuto inizio un kairós particolare, che qualifica tutto il resto del tempo, in Gesù ha avuto inizio la pienezza dei tempi (Galati 4,4).

Alla luce di questo, la visita di Papa Francesco a Milano oltreché una notizia in questo momento dell’anno è proprio un kairós, cioè ci comunica una occasione di “riqualificare” la vita, ci si offre un contenuto ad approfondire. Infatti ci fa presente che la vita di Gesù non è un fatto del passato ma una realtà che tocca, guarisce e ci sprona a vivere nella speranza. Quindi è un tempo che ci rinnova nel senso della vita.

Ricordiamo le parole di San Paolo: Ecco il momento favorevole; ecco il giorno della salvezza (2 Cor 6,2) giacché potrebbero aiutarci a capire il senso di questa visita pastorale del nostro caro Papa, che come Vicario di Gesù ci fa presente la bellezza del cristianesimo e la sua esigenza di fede, carità e coerenza.

Sin dall’inizio del suo ministero, Papa Francesco ha cercato nella semplicità della sua testimonianza e della sua parola, di ricollegarci con Gesù e di svegliare in tutti –non soltanto cristiani- il senso dell’amore d Dio, della speranza e della solidarietà. Questo dinamismo oltre ai

segni molteplici di carità che continua a fare, si concentra nelle parole periferie, misericordia, solidarietà, speranza, senso della vita, evangelizzare…!

Per il suo ministero –nella grazia della sua visita- Papa Francesco ci ricorderà: la verità da credere, la carità da praticare, la beatitudine da sperare (Catechismo Chiesa Cattolica 2034), cioè quello che è essenziale alla vocazione cristiana: “L’incontro” personale con Gesù che ci riempie di pace e ci sprona alla testimonianza, giacché come afferma nella Esortazione Evangelii Gaudium:

«Solo grazie a quest’incontro – o rincontro – con l’amore di Dio, che si tramuta in felice amicizia, siamo riscattati dalla nostra coscienza isolata e dall’autoreferenzialità. Giungiamo ad essere pienamente umani quando siamo più che umani, quando permettiamo a Dio di condurci al di là di noi stessi perché raggiungiamo il nostro essere più vero. Lì sta la sorgente dell’azione evangelizzatrice. Perché, se qualcuno ha accolto questo amore che gli ridona il senso della vita, come può contenere il desiderio di comunicarlo agli altri?» (7-8).

Quale dovrebbe essere il nostro atteggiamento a Milano nel marzo 2017? Mettersi sul serio alla sequela di Gesù.

Ognuno è chiamato ad accogliere la predicazione missionaria nella visita papale, accogliere nella fiducia la proposta che riceveremo per rinnovare la fede e godere la bellezza del cristianesimo che ci offre un percorso d’armonia e di magnanimità.

Questo è il tempo per le scelte fondamentali (= Kairós), l’opportunità di rinnovare il desiderio, di vivere secondo la fede. La concezione cristiana del tempo ci spinge verso il futuro, verso Dio, quindi, dovremo usare “bene il tempo” che abbiamo alla nostra disposizione e rinnovarci nel combattimento quotidiano per vivere nella fedeltà e sostenerci a vicenda nella comunità cristiana per non accettare pigramente di vivere una religione tiepida. Magari le domande che possiamo farci alla fine della grazia di questa visita potrebbero essere: Che cosa ho imparato per vivere nella fedeltà al Vangelo? O come posso impegnare nel mio piccolo la gioia della Fede?

In comunione. P. Gerardo