Prima domenica di Queresima 2014

Papa Francesco ci invita in questo periodo di Quaresima a percorrere un itinerario di conversione.

Sono quaranta giorni davvero importanti per noi cristiani: sono giorni di silenzio, di riflessione e di meditazione personale in preparazione del Triduo Pasquale.

La riflessione deve sempre partire dalla considerazione della realtà in cui viviamo.

“Viviamo – dice il Papa – in un mondo sempre più artificiale, in una cultura del ” fare”,  dove tutto si vende e si compra, dove tutto é calcolo e misura, così,  senza accorgercene, escludiamo Dio dal nostro orizzonte”.

Cosa fare allora?

La scorsa domenica la liturgia della Parola ci ha donato un brano tratto dal Vangelo di Luca che, in un certo modo, sembra aver anticipato profeticamente la risposta alla nostra domanda.

Il “figliol prodigo” dopo aver vissuto nella dissolutezza più sfrenata dissipando la sua eredità  si ritrova inevitabilmente a vivere la cruda esperienza della più umiliante povertà.

Allora – dice il Vangelo – “rientrò in sé”  e prese in coscienza la decisione di ritornare da suo padre, il Padre “misericordioso”.

Ecco il primo passo verso la conversione: rientrare in se stessi!

Significa fermarsi a riflettere sulle scelte che abbiamo fatto o stiamo per fare.

Sono scelte di vita in completo accordo con la Parola di Dio?

Siamo disponibili a far giudicare la nostra vita dalla Parola di Dio?

La conversione, infatti, ” non si riduce a forme esteriori o a vaghi propositi, ma coinvolge e trasforma l’intera esistenza a partire dal centro della nostra persona”.

Un elemento importante per vivere in concreto la nostra conversione ci viene offerto alla fine  del brano evangelico che leggiamo in questa domenica: é il testo che si riferisce alle tentazioni di Gesù.

“Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano”.

Avvicinarsi e servire: due verbi che dobbiamo impegnarci a “vivere” in Quaresima.

Avvicinarsi all’altro, al nostro vicino di casa, al compagno di scuola o di lavoro, al povero che ci tende la mano e al quale non guardiamo neppure negli occhi….e servirlo, cioè essere disponibile, donargli tempo ed attenzioni…

Io mi devo fare prossimo a chi incontro e ” per servirlo” può bastare  soltanto anche donargli  un semplice sorriso.

GR.  CPP